martedì 25 maggio 2010

Manovra, Tremonti si confronta Regioni: "Insostenibile". Cgil: "Va cambiata"

Nota sulla manovra del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. "La cosa che più mi inquieta - scrive Zingaretti - è che oggi si pensa ai tagli necessari per riallineare i conti pubblici, ma non si dice nulla sulla crescita e sulla produzione di ricchezza, unica condizione per uscire dal tunnel". Zingaretti ricorda come "da mesi noi rappresentanti delle Province insistiamo sulla necessità di salvaguardare con le nostre risorse le spese per edilizia scolastica, sicurezza stradale e assetto idrogeologico. Il ministro Tremonti ha parlato di un cambio di paradigma e di un coinvolgimento degli Enti locali. Lo prendiamo in parola e lo invitiamo a rivedere il Patto di Stabilità interno con nuovi criteri che premino i virtuosi e penalizzino gli sprechi e le amministrazioni in deficit".

"La Cgil parla di manovra iniqua? Mi sarei stupito del contrario". Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, risponde alle critiche del sindacato sulla manovra. "Per fortuna, - ribatte il ministro - Cisl e Uil hanno dato ampia disponibilità a un consenso, nella misura in cui confermeremo l'equità e i contenuti e la capacità della stessa manovra di sostenere crescita con occupazione".

Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha convocato una conferenza stampa sulla manovra economica per domani, alle ore 17,30. Otre a Epifani saranno presenti Rosanna Dettori, segretaria generale della Fp Cgil, e Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil.

"Condividiamo la filosofia del provvedimento, che vara misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e la competitività economica. Gli sforzi sono incentrati sul contenimento del debito pubblico e sul taglio delle spese improduttive. Ma se sono necessari tagli e sacrifici, serve anche equità". Questo il commento di Confagricoltura sulla manovra economica. "Attenzione - chiede Confagricoltura - a non tagliare gli strumenti che permettono di competere, svilupparsi, dare occupazione e a non penalizzare ulteriormente l'agricoltura che già ha subito lo scorso anno un notevole contenimento dei trasferimenti pubblici".

"Una manovra fatta solo di tagli pesanti e indiscriminati, di nuove imposte e assolutamente priva di una strategia di rilancio dell'economia e del sistema imprenditoriale. Non troviamo traccia di validi provvedimenti strutturali che possono garantire una ripresa dello sviluppo. Per l'agricoltura, in grave emergenza, non ci sono prospettive. Il settore non può sostenere altri 'colpi di forbice'". Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in merito alla manovra correttiva del governo. "Siamo in presenza di misure confuse che di sicuro non risolveranno il problema della spesa pubblica, nè assicureranno alle imprese le leve per uscire dall'attuale difficile congiuntura".

L'Orso padrone delle Borse

Panico a Wall Street, poi recupera

Milano scende ai minimi dal 2009, poi lieve rialzo e chiude a -3,4%. Sotto tiro ancora una volta le banche. Tracollo dell'euro sotto quota 1,22, petrolio a 67 dollari

- E' subito crollo in apertura per le Borse europee. Piazza Affari scende subito di oltre il 3% e poco meno le altre piazze del Vecchio continente. Sulle prime rilevazioni Bruxelles mostra un calo del 2,43% a 2344,11 punti, Parigi cede il 2,81% a 3334,55 punti ed Amsterdam il 2,99% a 304,18 punti. Segno meno anche per Francoforte -2,57% a 5656,38 punti, Londra -2,4% a 4947,73 punti e Madrid -3,03% a quota 9006,6.

L'ondata di vendite prosegue il trend negativo della Borsa di Tokyo che ha segnato un crollo del 3,06%, in scia ai timori sulla tenuta dell'Eurozona. L'indice Nikkei ha ceduto il 3.06%, a 9.459,89 punti, scivolando ai livelli più bassi dal 30 novembre 2009. L'euro, in particolare, si indebolisce contro lo yen, fermandosi a quota 109,99, in calo di 1,56 punti sul mercato dei cambi di Tokyo. Una soglia che non era stata varcata dal novembre 2001. Giù anche le quotazioni del greggio che tornano sotto i 70 dollari. Anche le altre Borse asiatiche scendono ai minimi da divesi mesi.

A pesare sui listini un insieme di fattori: la risposta incerta della Ue alla crisi del debito greco e la presenza di altri problemi di deficit in altri paesi europei stanno innervosendo i mercati da sei settimane. Ieri si sono aggiunti il commissariamento di Cajasur da parte della banca centrale spagnola e le notizie secondo cui il leader della Corea del Nord Kim Jong-il ha ordinato ai suoi soldati di essere pronti a combattere. La vicenda Cajasur è vista come un segnale di debolezza del sistema bancario. "La situazione che si è venuta a creare con la banca spagnola rende gli investitori nervosi perché fa aumentare i timori che altre cose possano nascondersi dietro le scene", osserva un broker.


Sulla seduta nera di Tokyo ha pesato anche la chiusura negativa di Wall Street che ha terminato le contrattazioni con il Dow Jones che ha perso l'1,24 per cento chudendo a quota 10.066,57. Il Nasdaq ha ceduto lo 0,69% finendo a 2.213,55 punti. A trascinare in calo i listini, provocando un'ondata di vendite, è stato il cattivo andamento dei finanziari, frenati da un lato dai timori collegati alla crisi in Europa e dall'altra dai possibili limiti che il governo americano potrebbe imporre alle banche americane con la riforma della finanza.

Chiusura a -3,4%. Milano ha guidato i ribassi con oltre il 4% di perdita. Sono ancora una volta i titoli bancari, che a Piazza Affari hanno un peso maggiore che altrove, ad essere sotto tiro in tutta Europa. Chiude infine a -3,4% a 18.382 punti, scivolando sui minimi di luglio dello scorso anno. Pesante anche il Ftse All Share che ha lasciato sul terreno il 3,31% a 18.964 punti.

Euro in calo. Prosegue a rotta di collo anche la caduta dell'euro, che tratta a 1,2203 dollari dopo aver toccato minimi a 1,2190 dollari. La debolezza della moneta unica si fa sentire anche nei confronti dello yen dove ha sfondato la quota dei 110 yen e scambia a 109,45 yen in prossimità dei minimi intraday a 109,31 yen. Livelli che non si vedevano da più di otto anni.

La rivalutazione del dollaro e i timori per la congiuntura continuano a spingere in basso le quotazioni del petrolio: il contratto di luglio sul light crude scambia a 67,45 dollari al barile, aggiornando i minimi dell'anno e segnando un calo del 3,8% rispetto alla chiusura di ieri.

Anche Wall Street in forte calo, con il Dow Jones che cede circa il 2,5% dopo essere andato anche peggio nelle prime battute. Infranta la soglia psicologica dei 10.000 punti. L'Europa peggiora ancora e Milano, sempre in testa ai ribassi, tocca -4,7%, con Unicredit peggiore blue chip a -8,7%, seguita da Saipem a -7,3, Fiat e Stm a -6,2, Intesa a quasi -6.

Chiusure europee in forte calo ma non sui minimi. Il fatto che Wall Street sembri mantenere il calo intorno ai due punti percentuali senza ulteriori frane sembra aver confortato i listini del Vecchio continente, che hanno chiuso in pesante calo ma sopra i minimi di giornata, con perdite del 2,5-3%. Anche Piazza Affari si è un po' ripresa sul finale e termina la seduta con l'indice generale a -3,31% e l'FtseMib a -3,40.

Intercettazioni, monito di Schifani

Intercettazioni, monito di Schifani
"Evitare che la legge sia un bavaglio"

Il presidente del Senato: "Confido che si possano trovare delle convergenze". Il testo da lunedì all'esame dell'assemblea di Palazzo Madama. La maggioranza ha contingentato i tempi della discussione. Di Pietro: "Napolitano tenga schiena dritta". Cei: "Salvaguardare tutti i beni in gioco"

ROMA - "Vorrei evitare che dal Senato possa essere approvata una legge che venga interpretata, e non entro nel merito, come una legge bavaglio nei confronti della comunicazione". A poche ore dal primo via libera ottenuto dal contestato ddl sulle intercettazioni, che approderà in Aula lunedì 31 maggio - e sul quale non è esclusa la fiducia, come preannuncia il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito - parla il presidente del Senato, Renato Schifani.


Che dice di "confidare nel fatto che si possano trovare dei punti di convergenza o, quanto meno, che si abbassi la tensione anche nei confronti del mondo della stampa", dopo le polemiche e le numerose iniziative contro i contenuti del ddl. "Siamo riusciti ad indurre la maggioranza a non insistere per la calendarizzazione di giovedì - aggiunge Schifani - e differirla a lunedì. Mi auguro che questo dia il tempo a riflessioni e dia tempo alle opposizioni a presentare in tempi normali i propri emendamenti".

Oggi Schifani avrebbe anche chiamato il segretario della Fnsi Franco Siddi, in Spagna. Una telefonata per favorire nuovi punti di equilibrio nel proseguo del processo parlamentare. Il segretario della Fnsi da parte sua gli ha illustrato il contenuto del documento concordato ieri dai direttori dei principali media nazionali insieme alla Fnsi in materia di intercettazioni, sollecitando la sensibilità dell'assemblea di palazzo Madama e l'attenzione di Schifani verso i rischi per la libertà di informazione e dei cittadini di essere informati.

Dopo il via libera, la scorsa notte, in commissione 1, oggi la discussione in conferenza dei capigruppo non è stata affatto serena. Schifani ha cercato di ridurre le distanze fra i due schieramenti, almeno sul calendario. La maggioranza si è presentata chiedendo l'immediata calendarizzazione del provvedimento, già a partire dalla seduta di giovedì 27 maggio. L'opposizione ha protestato per la ristrettezza dei tempi a disposizione. Da qui la mediazione del presidente del Senato che ha indicato lunedì 31 maggio per l'avvio dell'esame del provvedimento. Anche così però, il calendario è stato approvato a maggioranza e per questa ragione dovrà essere votato in Aula nel pomeriggio.

Il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha parlato di "decisione di una gravità inaudita: ci saranno 10 ore di discussione in tutto, un'ora per gruppo. Inoltre il governo porrà la fiducia: lo abbiamo chiesto al ministro Vito che non lo ha escluso. 'Con ogni probabilità - ha aggiunto - la fiducia verrà chiesta la setttimana successiva, verosimilmente l'8 giugno". Il leader Idv Antonio Di Pietro annuncia battaglia, "ci batteremo per un solo emendamento: l'abrogazione", e chiude a ogni ipotesi di confronto tra maggioranza e opposizione per modificare il provvedimento che definisce "inemendabile e da respingere con tutte le forze possibili.

"Ogni tentativo, che una parte dell'opposizione vuole fare, di emendare il testo è una giustificazione, un corollario per giustificare una norma criminogena". Se la legge sarà promulgata, avverte Di Pietro, "il giorno dopo abbineremo il referendum per l'abrogazione agli altri tre quesiti e sarà gioco facile raccogliere 500 mila firme perché la realtà è che il governo lo vuole per tutelare alcuni altissimi politici di quel mondo piduista che gira intorno al premier". L'Idv, dice ancora Di Pietro, renderà note "ai cittadini le intercettazioni legittimamente disposte, acquisite e depositate, che entrano in un'inchiesta e quindi servono ai cittadini per capire. In difesa dell'articolo 21 della Costituzione, staremo attenti che tenga la schiena dritta perché mai come in questo momento ce ne è bisogno".

Sulla legge in discussione interviene anche la Cei che invita a "salvaguardare equilibratamente" i beni di tutte le parti in gioco. A dirlo è stato questa mattina il segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Mariano Crociata. "Noi vescovi rispettiamo quello che il popolo italiano decide tramite il governo e il Parlamento. Tuttavia in quella visione di concorrere alla ricerca del bene comune del Paese, auspichiamo che i beni in gioco, quelli dei singoli individui, della giustizia, della solidarietà, della comunicazione, siano equilibratamente salvaguardati". "Questo - ha concluso - esprime il sentire della collettività e del nostro popolo".

venerdì 21 maggio 2010

Vita artificiale, il cardinal Bagnasco

Vita artificiale, il cardinal Bagnasco
"Segno dell'intelligenza dell'uomo"

Il presidente della Cei commenta la notizia della nascita di un batterio col Dna sintetico. "Ogni scoperta va commisurata a etica". Reazioni dal mondo scientifico, il "papà" della pecora Dolly: "Importante passo avanti"

La creazione della cellula artificiale "è un ulteriore segno della grande intelligenza dell'uomo". Così, a Torino, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, prima di entrare in Duomo per visitare la Sindone, insieme ai pellegrini della diocesi di Genova, ha commentato la notizia della nascita della prima vita artificiale 1.

"Non conosco i termini precisi della questione - ha spiegato il cardinale - ho letto solo i titoli sui giornali questa mattina, ma certamente se le cose stanno così questo è un ulteriore segno dell'intelligenza, dono di Dio per conoscere meglio il creato e poterlo meglio ordinare". E poi ha agginto: "D'altra parte l'intelligenza non è mai senza responsabilità, quindi ogni forma di intelligenza e ogni acquisizione scientifica deve sempre essere commisurata alla dimensione etica, che ha a cuore la dignità vera di ogni persona nella prospettiva del creato".

"È necessario saperne di più". La Santa Sede, per bocca del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, riguardo all'annuncio della prima cellula artificiale costruita in laboratorio e capace di dividersi e moltiplicarsi come qualsiasi altra cellula vivente, si muove con cautela: "È necessario aspettare di saperne di più". E anche monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, sul risultato raggiunto negli Stati Uniti presso l'istituto del genetista Craig Venter, invita ad aspettare ulteriori notizie.

"Un importante passo in avanti". Il giorno dopo la notizia della prima vita artificiale, il professor Ian Wilmut, 'papà' della pecora Dolly commenta: "I ricercatori hanno dimostrato grande abilità tecnica con il loro lavoro per modificare un organismo, introducendo un intero genoma. Si tratta di un passo avanti interessante nella nostra capacità di allevare organismi con specifiche caratteristiche". Uno studio, quello sugli organismi con caratteristiche specifiche, che l'uomo sta portando avanti da molti anni, per trovare le soluzioni più utili ai suoi bisogni. "

Critiche e perplessità. Il risultato ottenuto da Craig Venter ha suscitato critiche da parte di personalità come il professore britannico Tom Wakeford, direttore di etica e del Centro di ricerche biologiche dell'Università di Newcastle: "Cio che più spaventa, dal punto di vista etico - ha scritto sulle colonne dell'Independent - è l'interesse commerciale di Venter. Per lui l'innovazione avviene sotto l'egida del segreto commerciale e poi rivela il futuro al mondo e questo è profondamente antidemocratico e va contro l'apertura e la trasparenza che caratterizza la buona scienza". Non è nuova l'insofferenza del mondo scientifico per la strategia di Venter, che ammanta di segreto le proprie ricerche senza condividerle, prima di aver ottenuto il risultato, con la comunità scientifica internazionale. La segretezza che circonda il suo laboratorio di Rockville è leggendaria, e il luogo è perfino oscurato per il servizio Google street view, che fotografa a fini orientativi tutte le strade del mondo.


vai www.repubblica.it/scienze/2010/05/21/news/vita_artificiale_bagnasco_ulteriore_segno_dell_intelligenza_dell_uomo-4235363/?ref=HREA-1

giovedì 22 aprile 2010

Eurostat: Italia primo debito ma deficit sotto la media

BRUXELLES - Il deficit dell'Italia nel 2009 si è attestato al 5,3% del Pil: lo conferma Eurostat, che convalida il dato del governo italiano. Sul fronte del debito, l'ufficio europeo di statistica indica un 115,8% del Pil (contro il 115,1% previsto nel programma di stabilità), ribadendo che quello italiano è stato il più elevato.

Nel 2009 in Eurolandia sono esplosi il deficit complessivo, che è più che triplicato raggiungendo il 6,3% del Pil (era al 2% nel 2008) e il debito pubblico. Stessa tendenza per l'Europa dei 27 dove il deficit/Pil sale dal 2,3% del 2008 al 6,8% nel 2009.

Oltre l'Irlanda e le Grecia, per cui la situazione dei conti pubblici è la peggiore, anche per la Spagna e Portogallo il 2009 ha fatto registrare livelli preoccupanti. Secondo l'Eurostat, la Spagna, lo scorso anno, ha avuto un deficit dell'11,2% sul Pil, mentre in Portogallo, il deficit è risultato al 9,4% sul Pil.